Omar Pedrini e Fabio Bastianello: musica tra tv e videoclip

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Fabio Bastianello, tu ti occupi di videoclip, reputi siano importanti nel mondo di oggi?

Sì decisamente. Occupandomi di videoclip ormai da molti anni ho potuto vedere che da quel punto di vista vengono investiti sempre meno soldi nella realizzazione di prodotti di qualità e, anzi, si sta tornando ad una sottostima del prodotto anche se, grazie anche a canali come Youtube, sta diventando sempre più importante avere una buona presentazione video per lanciare le proprie opere. Io invece cerco di creare delle opere complete che permettano di goderne al 100% pur non essendo veri e propri film.

Tu ti occupi anche di film però, qual è la tua esperienza?

Io ho studiato con Ermanno Olmi e da lui ho imparato l’importanza della catarsi e dell’immedesimazione in una pellicola: quando cerco di girare un film faccio sempre in modo che il tutto converga sulla credibilità, per quanto la storia possa sembrare assurda, negli occhi dello spettatore. Il mio film Secondo Tempo (il cui tema sono le violenze negli stadi da parte degli ultras) è girato in modo che dopo cinque minuti tu ti convinci di esser nello stadio assieme a loro; anche il progetto su cui sto lavorando adesso, un thriller paranormale, è fatto in modo che chi lo guarda si ritrovi accanto ai protagonisti, ne viva le paure e le emozioni fin da subito.

Omar Pedrini, a proposito di giudizi musicali, tu hai lavorato da entrambi i lati di un programma televisivo, sia come musicista che come autore. Quant’è difficile fare il giudice in un contest?

Molto. Bisogna capire che un giudizio severo può essere utile alle band più giovani per capire i loro punti forti e punti deboli. Io credo che l’arte sia soggettiva però ormai mi sono abituato e cerco di dare dei giudizi che possano aiutare questi giovani artisti a trovare la giusta strada per il loro genere musicale.

Tu hai esperienza in programmi musicali per la televisione. Qual è il motivo che secondo te spinge sempre meno giovani ad approfondire l’argomento musicale?

Quando parli di televisione devi sempre considerare il filtro dello share. I programmi come quelli rimangono di nicchia solo per i grandi appassionati e se non porti certi risultati ti fanno rimanere un programma di nicchia senza darti la possibilità di svilupparti; purtroppo in Italia non consideriamo la musica come dovrebbe, nemmeno a scuola. Sicuramente anche l’avvento di internet, poi, ha rivoluzionato un po’ tutto portando al crollo delle riviste e dei quotidiani.

Quindi ormai solo i talent fanno cultura pop?

Il termine Pop può avere accezioni positive o negative, c’è un pop nobile e un pop più commerciale, certo che ormai gli unici che riescono a creare delle attenzioni relative a nuovi gruppi sono i talent show, ma purtroppo non hanno scopo divulgativo, anzi.

Cosa intendi per musica indie, invece?

Oggi significa semplicemente non appartenere alla major, non si parla più di generi. Purtroppo la confusione aumenta perché ormai le stesse major hanno delle sotto etichette indie e quindi in realtà è un po un gatto che si morde la coda. Da una parte una questione di produzione e auto-produzione musicale, dall’altra, invece, non c’è più quella forma mentis degli anni ’80 e ’90 che vedeva le due realtà contrapposte, ora le indie cercano di diventare delle major e si comportano come le major; a questo punto allora, tanto fa lavorare per le major stesse.

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